Ugo La Pietra

Opere dal 1964 al 1967

“Le strutturazioni tissurali”

dal 10 Ottobre ore 18 al 12 Dicembre 2015

 

CATALOGO Silvana editoriale
Con introduzione di Marco Scotini 
Contributi di Gillo Dorfles e Elisabetta Longari 

«(...) la programmazione delle aree strutturali nelle opere di Ugo La Pietra è di tipo randomico provvista cioè di un alto quoziente di randomicità, di azzardo»

«(...) un’apertura problematica sul tema della tessitura in cui è dato di notare la presenza di un disturbo, sorta di noise informazionale; un disturbo evidentemente non di ordine irrazionale ma programmatico, un dato di fatto che mira a porre l’accento sul disordine connesso al lento e graduale mutamento dell’aspetto La Pietra, dopo le esperienze segniche con il Gruppo del Cenobio (1962-63 con A. Ferrari, A. Verga, A. Vermi, E. Sordini) e quelle della Lepre Lunare (1964 con V. Orsenigo), a metà degli anni Sessanta esplora il tema degli “elementi di disturbo all’interno della base programmata” con una serie di opere sia pittoriche (tele e disegni) che realizzate su metacrilato trasparente sagomato a caldo e inciso a freddo. Queste ricerche visive sono chiaramente riferibili alla sua teoria “traducibilità dei nessi intercorrenti all’interno di una struttura urbana in visualizzazioni spaziali” (ed. Ares, 1966) in cui l’artista descrive con molti esempi come è possibile leggere la struttura urbana usando la tecnica delle visualizzazioni alla macroscala “attraverso elementi formali ridotti e piccoli elementi: punti”.

In questa mostra per la prima volta, in modo sistematico e sufficientemente esauriente, vengono esposte le opere che sono la testimonianza delle ricerche visive “Strutturazioni tissurali” di Ugo La Queste ricerche, caratterizzate da un forte componente significante rispetto alla rottura del “sistema programmato” porteranno La Pietra nella seconda metà degli anni Settanta a elaborare la teoria del “Sistema disequilibrante”, teoria che utilizzerà proprio elementi di disturbo per evidenziare (decodificare) le rigidità sociali e ambientali della struttura urbana. Una teoria che rappresenta ancora oggi uno dei contributi più originali all’arte concettuale e all’architettura radicale della seconda metà degli anni Sessanta