Ugo La Pietra THINK BEYOND

opere selezionate dalla fine degli anni 50 al 1970

Via Trieste al numero trenta,: Think beyond.

una esposizione come altre?

No, “Quattro passi nel museo senza muse”

Ci rammenta Giulio Paolini:

“ Un gioco... L'arte, in fondo, è gioco: serio, a volte perfino fatale, dotato di regole indefinibili, sfuggenti perché istituite all'istante, nel momento stesso nel quale l'artista si affida all'attesa della sua opera.

Una regola sempre uguale ma sempre riformulata in modo diverso, di cogliere al volo perché non è l'artista a dettarla ma l'opera stessa a suggerirla “ 

A volte ci sono dei libri che ci scelgono.

Da collezionista, ho spesso vissuto la medesima sensazione con diversi artisti.

Ugo La Pietra non poteva lasciarmi indifferente e quel film 16 mm, in bianco e nero, sonoro, proiettato durante l’esposizione di Think beyond, l’ho voluto affinché si possa percepire la medesima forza di un libro che ci sceglie. 

In fondo, come nella letteratura e come nelle arti visive, anche nella musica una forza ci cattura.

Bill Evans disse che «Il jazz non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l’esperienza.

Deve essere vissuto, perché non sente le parole». 

Think beyond può apparire una mostra antologica, in realtà è un dialogo intenso fra un artista ed il suo gallerista, le opere esposte delineano il percorso maturato.

Volutamente lontano dall’“attualità” dell’arte contemporanea, lontano da gruppi o movimenti, Ugo La Pietra ha saputo sviluppare un linguaggio, innovativo, personale e allo stesso tempo profondamente concettuale.

Il rapporto che lo lega al gallerista è stato vitale per giungere ad un evento che offra al pubblico di “pensare oltre”.

La lettura delle opere di Ugo La Pietra mi ha permesso di percorrere quella sua intensa ricerca nella territorialità e nei modelli di comprensione che hanno rappresentato, dagli anni sessanta ad oggi, un linguaggio finalizzato alla rottura di schemi precostituiti, generando nuovi equilibri. Una lettura che esprime tutto il senso di una società che, cadute le grandi utopie, vive di continue attese.
                                           

Dal testo di Alessandro Celli