a.lètheia
Svelamento a cura di Pamela Addessi
Credo che nel gesto dello scrivere risieda l’essenza stessa del genere umano. L’ancestrale bisogno di ricordare, di lasciare delle tracce, il tentativo costante di comunicare qualcosa. Scriviamo perché siamo presenti al mondo e nel mondo, e in questa dimensione andiamo alla ricerca di conferme, di apparati esterni che siano in grado di far risuonare la nostra verità. Una verità che ci appartiene, radicata nella singolarità di ciascun individuo, e che pure sembra non bastarci. Proiettiamo le nostre convinzioni su orizzonti di senso, le lasciamo navigare lontano finché non sentiamo di aver dato loro una valida giustificazione. Finché queste coordinate, che tanto credevamo necessarie, non finiscono per condurci alla deriva.
Nella Babele comunicativa che abitiamo, invocare una scrittura che annulla sé stessa o un inchiostro che non genera testo può sembrare un paradosso. Non lo è. È forse la risposta più radicale alla saturazione mediatica del nostro tempo, che corrompe ogni idea e inibisce la capacità di assimilarla. Assuefatti dal rumore, distratti dalle continue interferenze, abbiamo smarrito la vera sostanza delle cose, sepolta sotto strati di interpretazioni superflue. A riemergere è a-létheia: una verità dis-velata, priva di significati altri, che nasce ed esiste unicamente per sé stessa. La scrittura rivendica la propria autonomia e, rifiutando ogni narrazione, diventa il luogo in cui la realtà si fa visibile, finalmente disciolta da cornici e sovrastrutture….
